“C'è una cosa davvero buffa della vita: se ti rifiuti di accettare ogni cosa che non sia il meglio, spesso lo otterrai”
Somerset Maugham
La terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è ampiamente riconosciuta per la sua efficacia nel trattamento del trauma e dei disturbi correlati, soprattutto del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) e delle condizioni da stress acuto e cronico (Bulli, 2025). Negli ultimi anni sta inoltre raccogliendo sempre maggiori prove di efficacia ed evidenze scientifiche nel trattamento di numerose condizioni cliniche e sub-cliniche.
Oltre a queste, una delle aree di maggior interesse ed espansione è legata al mondo della performance, con l’obiettivo di sostenere le persone nella gestione della loro emotività e nel potenziamento delle capacità mentali per il raggiungimento di quella che viene definita Peak Performance (prestazione ottimale).
Cosa si intende per performance ottimale?
La performance ottimale rappresenta uno stato in cui la persona è in grado di esprimere il proprio massimo grado di efficienza nelle proprie capacità cognitive, emotive e corporee. È una caratteristica costantemente ricercata all’interno dei contesti sportivi, ma più in generale nell’alto rendimento e quindi anche a livello professionale esteso.
Fa infatti riferimento alla massima espressione delle proprie potenzialità all’interno di un contesto prestazionale e/o sfidante sia esso di natura lavorativa o puramente sportiva.
Possiamo identificare alcune caratteristiche distintive che contraddistinguono questo stato (Bedeschi, 2025):
- Chiarezza e rapidità decisionale: il pensiero è fluido, privo di indecisioni;
- Focus sull’attività: si riducono le distrazioni interne ed esterne;
- Controllo emotivo: gestione efficace di ansia, stress, entusiasmo, rabbia;
- Gestualità efficace: il corpo risponde in modo preciso, coordinato e spontaneo, senza rigidità né esitazioni;
- Coinvolgimento totale: la persona spesso descrive il “perdersi” e il “sentirsi uno” con la prestazione;
- Sensazione di “flow”: le azioni scorrono senza sforzo apparente, il piacere è intrinseco.
Caratteristiche che sottendono la necessità di focalizzarsi sul momento presente così da massimizzare l’utilizzo delle risorse a propria disposizione.
Fattori facilitanti il raggiungimento di una performance ottimale
Partendo dall’assunto secondo cui ogni persona è unica e che per questo necessita di un’analisi personalizzata, possiamo comunque identificare alcuni fattori che tendenzialmente facilitano il raggiungimento di una performance ottimale.
Il nostro cervello ricerca costantemente equilibrio. In quest’ottica la presenza di routine rappresenta un elemento estremamente utile per permettere alla persona di costruire dei propri riferimenti (interni e/o esterni) a cui potersi affidare per massimizzare l’accesso alle proprie risorse. Allo stesso modo, dedicare un tempo specifico alla preparazione della prestazione permette all’organismo di adattarsi in vista della prova diminuendo i rischi legati ad un possibile aumento dello stress.
Altri fattori potenzialmente facilitanti sono da ricercare nelle capacità psicologiche dell’individuo. Alti livelli di motivazione, in particolare di natura intrinseca, permettono infatti di approcciarsi alla prestazione con elevata energia e interesse nel cercare di performare al meglio. Così come l’avere una buona capacità di gestione delle emozioni e dello stress. Tutte competenze allenabili e che notoriamente fanno parte di percorsi personalizzati volti verso questo tipo di obiettivi.
Anche l’ambiente fa la sua parte. La presenza di un clima sereno con personale e staff che sostiene la crescita o dove sia perlomeno presente un confronto aperto (contraddistinto dalla costante presenza di feedback), rappresentano fattori che facilitano l’accesso alle proprie risorse interne e l’espressione delle proprie potenzialità. Viceversa, ambienti disfunzionali e non inclini al confronto, possono essere fonte di stress e aventi un impatto controproducente.
Infine, ma non per importanza, vivere in una condizione di percepito benessere a livello psicologico ed emotivo. Obiettivo alla base di qualsiasi percorso di natura psicologica e/o psicoterapeutica e che molto spesso si fonda sul cercare di trovare insieme alla persona un equilibrio sia a livello personale che relazionale.
Possiamo quindi concludere che la performance ottimale emerga dall’interazione di 3 fattori principali: biologici (stato fisico, genetica, nutrizione, recupero, salute neuroendocrina), psicologici (motivazione, autostima, resilienza, capacità attentive, gestione delle emozioni e dello stress) e sociali (relazioni, cultura, ambiente).
Cos’è l’EMDR e la sua rilevanza nel mondo della performance
L’EMDR è un approccio psicoterapeutico sviluppato da Francine Shapiro alla fine degli anni ’80, che facilita la rielaborazione di esperienze emotivamente cariche attraverso stimolazione bilaterale (come movimenti oculari guidati) e l’attivazione di reti adattive di memoria. Nel contesto clinico la sua efficacia per i disturbi traumatici è ampiamente documentata e riconosciuta da autorevoli organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità come terapia di prima linea per il PTSD.
La base teorica dell’EMDR suggerisce che eventi stressanti o esperienze difficili non completamente elaborate possano restare “bloccati” nei sistemi di memoria adattiva (AIP, Adaptive Information Processing), generando risposte emotive e fisiologiche disfunzionali. Nel mondo sportivo e della performance, situazioni come infortuni, fallimenti percepiti, blocchi di performance (intesi come incapacità di eseguire movimenti automatici o gesti tecnici nonostante alti livelli di preparazione) o paure competitive possono avere un impatto simile, ostacolando l’espressione ottimale delle competenze tecniche e mentali.
L’intervento EMDR facilita quindi la rielaborazione adattiva di questi vissuti andando ad integrare ed elaborare ricordi negativi per poi rafforzare e sviluppare credenze funzionali. La persona (atleta o professionista) può così superare blocchi, ridurre ansia ed ottimizzare l’utilizzo delle proprie risorse.
L’utilizzo dell’EMDR nella Peak Performance
Il protocollo EMDR nella Peak Performance è un’evoluzione piuttosto recente del modello originale ed è frutto del lavoro di Foster (2012). È centrato sul rafforzamento di risorse, capacità e autoefficacia dell’individuo.
Il lavoro si concentra sull’utilizzo di immagini mentali, installazione e rafforzamento di convinzioni funzionali (ad esempio, “Sono in grado”, “Ho le qualità per farcela”) oltre che ricordi positivi in momenti legati alla prestazione.
Sono integrati all’interno del protocollo concetti legati alla psicologia positiva che mirano non soltanto alla riduzione dell’ansia ma anche al potenziamento delle abilità di esecuzione nelle situazioni ad alta richiesta (ad esempio, aumentare l’ottimismo, la concentrazione, la fiducia).
Tali approcci di preparazione mentale non intendono sostituire gli interventi di Mental Training classici, ma piuttosto integrarli con strumenti di rielaborazione psicologica profonda e che possano andare sensibilmente ad impattare sui fattori psicologici sottostanti ad una performance ottimale.
È un protocollo particolarmente indicato per atleti, performer, manager o, in generale, qualsiasi professionista che voglia cercare di esprimere il proprio massimo potenziale.
Negli ultimi anni, le possibilità di utilizzo dell’EMDR nei contesti prestazionali sono in deciso aumento.
Studi recenti ne sottolineano sempre più i benefici a più livelli:
- Miglioramento delle abilità mentali: Foster e colleghi (2012) hanno documentato miglioramenti marcati in capacità di focus, autoefficacia e resilienza in atleti professionisti e dilettanti dopo l’utilizzo del protocollo EMDR Peak Performance;
- Riduzione dell’ansia e miglioramento della fiducia: Reynoso-Sánchez e Hoyos-Flores (2023) in un loro studio hanno mostrato come una singola sessione di terapia EMDR applicata ad atleti con stress psicologico legato a infortuni sportivi abbia portato a riduzioni significative dell’ansia e aumenti della fiducia in sé stessi, misurati anche a distanza di due settimane dall’intervento. I parametri di variabilità della frequenza cardiaca (HRV), utilizzati come biofeedback, hanno confermato cambiamenti fisiologici coerenti con la modulazione della risposta allo stress;
- Superamento di blocchi di performance: Bennett e colleghi (2017), in uno studio pubblicato sul Journal of EMDR Practice and Research, hanno evidenziato come un protocollo EMDR arricchito con esposizione graduale sia efficace nel trattamento di un blocco cronico in un golfista professionista, evidenziando la possibilità di applicare l’EMDR anche a difficoltà tecniche di performance non classificabili come PTSD;
- Cambiamenti nei pattern di attivazione cerebrale: Pagani e colleghi (2012) hanno evidenziato cambiamenti nei pattern di attivazione cerebrale (fMRI e neuroimaging) dopo EMDR in contesto sportivo con normalizzazione dell’attività limbica e rafforzamento delle aree prefrontali correlate a controllo motorio e gestione emotiva.
Inoltre, le risorse terapeutiche create grazie all’utilizzo della tecnica (e.g., posto al sicuro, coach interiore, rassegna dei successi del passato) possono andare facilmente ad integrarsi alle normali routine pre-competizione rappresentando strumenti pratici e disponibili per approcciarsi al meglio alla prestazione.
Limiti attuali e prospettive future
Attualmente la ricerca sull’EMDR nei contesti sportivi e prestazionali non è ancora vasta come per il PTSD. Molte evidenze riscontrate sulle potenzialità del protocollo derivano infatti da studi su caso singolo, ricerche preliminari o applicazioni cliniche innovative.
Tuttavia, i risultati fin ora disponibili indicano che l’EMDR può influenzare aspetti psicofisiologici rilevanti per la performance — quali ansia, livelli di attivazione, fiducia e regolazione emotiva — aprendo prospettive interessanti per interventi centrati sulla Peak Performance.
Dal punto di vista neurobiologico infatti, l’EMDR è stato associato a cambiamenti nell’elaborazione delle memorie emotive, alla normalizzazione dell’attività di strutture cerebrali coinvolte nella risposta allo stress (come amigdala e corteccia prefrontale) e a una migliore integrazione delle esperienze positive e negative. Sebbene la maggior parte di queste evidenze sia documentata per il PTSD, esse suggeriscono che gli stessi meccanismi possono facilitare anche l’elaborazione di esperienze ad alto impatto emotivo nel contesto sportivo e prestazionale esteso, liberando risorse mentali per performance ottimali.
La ricerca futura, idealmente con studi controllati e campioni più ampi, chiarirà ulteriormente l’efficacia e i limiti di questi approcci nel contesto competitivo.
Conclusione
In conclusione, l’applicazione dell’EMDR nella Peak Performance rappresenta un campo di frontiera in rapida evoluzione. Pur non potendo sostituire protocolli classici di preparazione mentale — come goal setting, self-talk, imagery o training attentivo — l’EMDR offre una via per affrontare e rielaborare esperienze emotive disfunzionali che possono ostacolare l’accesso a livelli di performance eccellenti e, grazie al protocollo elaborato da Foster, anche al fine di fornire all’atleta/professionista strumenti utili per sfruttare al meglio le proprie risorse.
Bibliografia essenziale
- Bedeschi, L. (2025, ottobre). Introduzione alla psicologia sportiva e applicazione del protocollo EMDR sulla peak performance [Presentazione orale]. Corso EMDR e Sport Peak Performance, Roma, Italia;
- Bennett, J., Bickley, J., Vernon, T., Olusoga, P., & Maynard, I. (2017). Preliminary Evidence for the Treatment of Performance Blocks in Sport: The Efficacy of EMDR With Graded Exposure. Journal of EMDR Practice and Research, 11(2), 96–110. https://doi.org/10.1891/1933-3196.11.2.96 EMDR International Association
- Bulli, F. (2024). EMDR a Firenze: terapia per l’elaborazione del trauma. IPSICO blog. https://ipsico.it/sintomi-cura/emdr/.
- Foster, S. L. (2012). Integrating positive psychology applications into the EMDR Peak Performance protocol. European Review of Applied Psychology, 62(4), 213–217. https://doi.org/10.1016/j.erap.2012.04.005 EMDR International Association
- Pagani, M., et al. (2012). Effects of EMDR psychotherapy on vividness of mental images, brain activation patterns, neurobiological correlates. Rivista di Psichiatria
- Reynoso-Sánchez, L. F., & Hoyos-Flores, J. R. (2023). A single-session eye movement desensitization and reprocessing (EMDR) therapy reduces anxiety and improves self-confidence in athletes with post-traumatic stress associated with injury. International Journal of Sport Studies for Health, 5(2), e134823.